DAVID GILMOUR a Venezia, agosto 2006 – “Non ci sarà la reunion dei Pink Floyd con Waters”.

 

David Gilmour

David Gilmour

 

 

 

VENEZIA. <<Una reunion dei Pink Floyd con Roger Waters, per rendere tributo a Syd Barrett? E’ un invenzione, che non so da dove venga fuori>>. David Gilmour, cantante, chitarrista e compositore dei Pink Floyd, ieri mattina, in conferenza stampa a Ca’ Vendramin – Calergi, sede del Casinò di Venezia, ha smentito le voci che nei giorni scorsi sono comparse sui siti web dei fans di Syd Barrett (morto lo scorso 7 luglio all’età di 60 anni) e della storica band inglese. E’ come poteva essere diversamente? Se al momento il chitarrista appare stanco della sua vita da Pink Floyd ed entusiasta di dedicarsi ad una carriera solista, da non sembrare interessato ad una riunione della band con l’ultima formazione senza Rogers Waters (quella del periodo ’87 – ’94), tanto più gli appare lontana la possibilità di tornare a suonare con la vecchia line-up comprendente il bassista, cantante ed autore (soprattutto dei testi). Infatti, nonostante l’anno scorso in occasione del Live8, ci sia stato un importante disgelo che ha permesso ai Pink Floyd di tornare insieme a Waters, dopo 22 anni, è evidente che Gilmour non sia ancora nella disposizione d’animo adeguata per un altro avvenimento del genere. Le resistenze del chitarrista sono comprensibili alla luce di una lunga storia di conflitti. Infatti, dopo una breve leaderhip iniziale dei Floyd da parte del suo fondatore Syd Barrett (che dovette abbandonare la band nel ‘68 a causa di problemi psichici dovuti all’abuso di Lsd), cominciò un regno a due Gilmour-Waters. Dopo un breve periodo di armonia (dal ‘68 al ‘73), una volta raggiunto il  successo planetario di The dark side of the moon, l’equilibrio saltò gradualmente sempre in modo più grave ed  irreversibile. Wtaers, infatti, tentando di imporre la propria autorità sul resto del gruppo, entrò in collisione con gli altri Floyd ma soprattutto con Gilmour. Inoltre, il bassista dopo avere lasciato il gruppo nell’85, tentò persino di impedire ai suoi ex compagni di continuare a utilizzare il nome Pink Floyd con una dura battaglia legale. Una serie di questioni, che spiegano la riluttanza di Gilmour. 

<<Ci sono tantissime persone, che potrebbero pensare di progettare un tributo a Barrett>>, comunque ha affermato Gilmour, parlando per la prima di Syd dopo la sua morte.  <<I ricordi che ho di Syd sono personali e vorrei tenermeli per me>>, ha tagliato corto il chitarrista. Eppure i giornalisti hanno insistito, a quel punto l’addetta stampa del chitarrista e moglie di Phil Manzanera (chitarrista dei Roxy Music e componente dell’attuale band dell’ex Pink Floyd) è sbottata: <<Mr. Gilmour non intende rilasciare dichiarazioni su Syd Barrett, spero che rispetterete il suo desiderio>>. 

Ma nonostante una simile sfuriata, il musicista ha preso la parola e ha detto: <<Syd era un amico vero, è stato il motore della nascita dei Pink Floyd, un genio creativo ma penso che spesso si dia troppa importanza alla sua figura all’interno della storia della band. I Pink Floyd dopo di lui sono cambiati completamente, come si può capire dai dischi che abbiamo fatto. Comunque, è Syd rimasto nel nostro cuore ed è per questo che gli abbiamo dedicato delle canzoni come “Wish you were here”>>. 

Il nome di Gilmour e quello di Venezia però sono legati per la negativa esperienza del concerto dei Pink Floyd dell’89.

<<Se abbiamo fatto pace con Waters faremo pace anche con Venezia>, ha concluso il chitarrista gettando una luce diversa su quanto aveva affermato sino ad un momento prima. Una frase che fa pensare che forse ci sia ancora qualche infinitesima possibilità di rivedere insieme i Pink Floyd con Gilmour e Waters al timone. 

Una regola non scritta nella carriera dei Floyd dice che ogni nuovo tour della band avrebbe dovuto essere più spettacolare del precedente, era difficile superare la maestosità di quello del ’94, dipende da questo la decisione di sciogliere la formazione?

<<Non penso che in noi ci fosse la volontà di fare sempre qualcosa di più grosso anche se ovviamente ognuno tenta di fare sempre il meglio che può. Quando i Floyd si muovevano c’era sempre una grande aspettativa e molta pressione, mentre ora che sto lavorando come solista mi sento più libero.  Dopo 40 anni di una carriera con i Floyd di cui sono orgoglioso, sentivo l’esigenza di cambiare e credo che il mio ultimo disco “On an island”, scritto insieme a mia moglie che ringrazio (Polly Samson era seduta tra i giornalisti alla conferenza stampa) sia uno dei miei lavori migliori>>.

(Michele Bugliari)

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